Dusciana Bravura

L’ALLODOLA E GLI SPECCHI

Il riflesso di un’altra dimensione
“Come il sole, come la luna, come l’acqua,
come l’oro sii chiaro e brillante
e rifletti ciò che vi è nel tuo cuore”.
(Iscrizione su uno specchio cinese custodito nel Museo di Hanoi)



In un’epoca come la nostra, in cui pare che tutto sia stato detto, tutto sia stato fatto, che ogni possibile variante, ogni gradazione, sia stata toccata, che ogni tradizione sia stata trasgredita ed ogni trasgressione tradita; un’epoca in cui il concetto stesso di “contemporaneità” sfugge al nostro controllo perché la ratio collettiva è costretta a ritmi troppo rapidi per riuscire cogliere quell’attimo; un’epoca in cui anche la percezione soggettiva del tempo subisce l’influsso di una globalizzazione in grado di conformare le sensazioni più disparate; un’epoca in cui il “movimento” – virtuale o reale che sia – diventa conditio fondamentale per esistere e requisito essenziale per sentirsi vivi…
Ecco, in quest’epoca appena descritta può apparire assurdo, anacronistico, raccogliere piccoli frammenti ormai rassegnati al loro destino, assemblarli armoniosamente e delegarli ad un compito di grande responsabilità: essere arte.
Parliamo dei mosaici di Dusciana Bravura, perché è proprio nel più piccolo frammento di un mosaico che è possibile leggere il segno rivoluzionario della sua opera: decine, centinaia, migliaia di minuscole tessere e murrine preparate dall’artista stessa, ognuna di vitale importanza, poi selezionate, collocate in una precisa posizione per dar vita a geometrie, sfumature, sensazioni, tenendo sempre a mente il risultato finale e attribuendo la massima dignità ad ogni più piccolo protagonista di questa lenta e affascinante tecnica di creazione. Follia, secondo alcuni; poesia, secondo noi.
Oltre alla tecnica ed agli strumenti di lavoro, altri sono gli ingredienti necessari per il “fare” artistico di Dùsciana: l’esigenza della spinta creativa (fondamentale per cominciare), la passione sincera (carburante essenziale per ogni atto rivoluzionario); la consapevolezza del concetto personale di tempo (per entrare in una dimensione meditativa lontana anni luce dalla frenesia dei nostri giorni) e, ça va sans dire, la bravura…
Ma allora, come fondere il gesto artistico della millenaria tecnica musiva in un contesto contemporaneo?
E’ nella contrapposizione, delicata e radicale, che va cercato il senso dell’opera di Dusciana Bravura: un mondo, il suo, che pare appartenere ad un’altra dimensione. Ed il ruolo simbolico dello specchio, materialmente e concettualmente protagonista del suo lavoro, è di illustrare l’universo visibile analizzandolo da un punto di vista distaccato, “altro”, mostrandolo riflesso pur tenendolo costantemente in contatto con l’osservatore.
Lo specchio, quindi, come rivelazione di purezza, mezzo all’apparenza vacuo ma al tempo stesso fonte di suprema conoscenza, così come per la tradizione Indù è rivelatore del Karma e per il Buddismo riflesso diretto della natura del Budda – senza spostarci troppo ad oriente, basti pensare all’uomo creato ad immagine e somiglianza, quindi riflesso, di Dio.
Lo specchio, dunque, come più elevata esperienza spirituale perché invita all’analisi esteriore ed interiore, avvicinando l’uomo ad un senso di integrità con l’universo ma ricordandogli costantemente la successione delle forme, la durata limitata e sempre mutevole degli esseri.
Ma anche l’illusione, la menzogna (il proverbiale “specchio per allodole”) ha una sua importanza in questo rovesciamento delle forme, in questo confronto tra identità e differenza: d’altronde è pur evidente che nel riflesso di una superficie specchiante si invertono le direzioni (l’alto sta in basso, la destra a sinistra); ne consegue che l’approccio migliore è quello passivo, quello che non giudica, che riflette la cosa senza esserne influenzato, l’atteggiamento infantile della non-attività – quella che per i cinesi è peculiarità del Saggio.
Così Dusciana con il suo lavoro ci invita a regredire ad uno stato di ingenuità che inconsciamente sappiamo di aver già vissuto, anche se il disincanto del mondo adulto ci ha convinti che sia ormai un paradiso perduto. E l’allodola che dà il titolo a questa mostra, una grande e surreale allodola mosaicata, non è più vittima di una menzogna, bensì metafora dell’innocenza fanciullesca, un’esortazione a curiosare in profondità ed abbandono, con la consapevolezza di intraprendere l’esplorazione di un paradosso sensoriale, insieme semplice e tortuoso: il riflesso di noi stessi.
Vito Raimondi


Testo scritto in occasione della mostra “L’allodola e gli specchi”
dal 15 dicembre 2006 al 26 febbraio 2006
Catartica Arte Contemporanea, Torino


duscianabravura.com